Protesi e vita quotidiana: l’importanza di una valutazione funzionale

Le attività della vita quotidiana, spesso indicate come ADL (dall’inglese Activities of Daily Living) sono le azioni che un individuo adulto compie in modo autonomo durante la propria quotidianità, senza richiedere necessariamente assistenza.

Lavarsi i denti, pettinarsi, indossare un maglione o preparare il pranzo sono tutte considerate attività di vita quotidiana e l’impossibilità di compierle in autonomia incide significativamente sulla qualità della propria vita.

Come si classificano le ADL

Le ADL si suddividono in due grandi sottocategorie: le ADL di base (bADL) e le ADL strumentali (iADL).

Le prime includono tutte le attività di cura e igiene della persona oltre alla mobilità funzionale, cioè la capacità di svolgere in autonomia una serie di attività come camminare, sedersi o alzarsi da una sedia.

Le seconde riguardano invece tutte quelle attività considerate non indispensabili ma ugualmente importanti, perché consentono di vivere in modo indipendente all’interno della propria comunità. Vengono ad esempio incluse nelle iADL la preparazione dei pasti, i lavori domestici, la gestione dei soldi, l’utilizzo del telefono.

Da dove nasce la definizione ADL?

Il concetto di ADL nasce negli anni ’50, grazie all’attività di ricerca del dottor Sidney Katz presso il Benjamin Rose Hospital di Cleveland.

In origine l’obiettivo fu quello di individuare alcuni parametri come indicatori dello stato di autonomia funzionale dell’anziano, esigenza sempre più impellente in seguito all’aumento dell’aspettativa di vita e quindi all’invecchiamento della popolazione media. In base alla definizione del grado di autonomia, si sarebbe poi valutata l’eventuale necessità di assistenza domiciliare o di ricovero della persona anziana.

Le ADL oggi

Da allora il concetto di ADL si è evoluto ed ampliato e ad oggi è molto importante definire dei parametri che attestino l’autonomia funzionale non solo dell’anziano, ma anche di una persona che presenta delle disabilità o patologie che possono compromettere lo svolgimento di alcune attività nel quotidiano.

Si pensi ad esempio al morbo di Parkinson o ad altre malattie neuro-degenerative, così come ai deficit motori causati da un ictus, o ancora dalla perdita o asportazione chirurgica di un arto, a seguito di un evento traumatico oppure di una patologia.

Il rapporto tra ADL e protesi

In quest’ultimo caso, così come nel caso in cui l’utente presenti un’alterazione congenita, l’utilizzo di una protesi, sia essa d’arto superiore o inferiore, deve poter contribuire in modo efficace allo svolgimento in autonomia delle ADL.

Nella progettazione di un dispositivo protesico è quindi fondamentale garantire all’utente il ripristino della funzionalità dell’arto nella più alta percentuale possibile. In tal modo l’utilizzatore potrà sfruttare al meglio il proprio dispositivo e sentirsi a suo agio nello svolgimento delle attività quotidiane.

È questo l’obiettivo di Adam’s Hand, una protesi di mano leggera, compatta e che l’utente può controllare in modo estremamente semplice ed intuitivo.

La grande sfida che il nostro Team vuole realizzare è quella di creare un dispositivo che restituisca agli utenti la possibilità di svolgere autonomamente il 90% delle azioni di vita quotidiana, fondamentali per il benessere della persona e per restituire indipendenza all’individuo.

I test di funzionalità delle ADL

Esistono test specifici che consentono una valutazione funzionale, sia nel caso di patologie che comportano deficit motori, sia nel caso in cui venga utilizzata una protesi.

Analizziamo alcuni test utilizzati per valutare la funzionalità degli arti superiori ed in particolare dei dispositivi protesici d’arto superiore come Adam’s Hand.

Il punteggio ottenuto in questi test è utilizzato in ambito clinico per attestare il grado di funzionalità della protesi e poter confrontare tra loro le caratteristiche di dispositivi protesici differenti.

Uno dei principali test di funzionalità validato clinicamente è il Southampton Hand Assessment Procedure (SHAP), sviluppato originariamente proprio per valutare l’efficacia delle protesi degli arti superiori ed ora applicato anche per la valutazione di patologie muscoloscheletriche e neurologiche.

Il test prevede lo svolgimento di 26 prove, 12 delle quali consistono nell’afferrare alcuni oggetti (sfera, cilindro, ecc) e 14 sono invece rappresentate dallo svolgimento di particolari ADL (abbottonare una camicia, aprire una zip, maneggiare delle monete, tagliare del cibo, ecc.). Per ogni prova, cronometrata dallo stesso utente, viene assegnato un punteggio in secondi; alla fine del test si calcola il punteggio complessivo, che rappresenta l’Indice di Funzionalità.

Tutto l’occorrente per lo svolgimento del test si trova all’interno di una valigetta che viene fornita in dotazione dall’Università di Southampton, centro presso il quale è stato sviluppata la procedura e che è il punto di riferimento per l’acquisto del test.

Un altro test di funzionalità spesso utilizzato è il Box & Block Test, anch’esso impiegato sia in ambito protesico che riabilitativo.

Si tratta di un test composto da una scatola di legno divisa in due compartimenti tramite una partizione e da 150 piccoli blocchi di legno. L’utente ha il compito di spostare, uno alla volta, il maggior numero di blocchi da un compartimento all’altro, entro 60 secondi. In questo caso l’indice di funzionalità è rappresentato semplicemente dal numero di blocchi che l’utente è riuscito a spostare nel tempo previsto.

Entrambi questi test, così come altri test di funzionalità, possono anche essere ripetuti dallo stesso utente a distanza di tempo, in modo da monitorare i miglioramenti nell’utilizzo della protesi (o l’efficacia di una terapia riabilitativa).

Tra i test più utilizzati per attestare la funzionalità delle protesi di arto superiore ci sono anche il Minnesota Dexterity test (MMDT), l’Assessment of Capacity for Myoelectric Control (ACMC) ed il Clothespin Relocation Test.

Esistono anche altri strumenti, come ad esempio i Self-reported / self-administered questionnaires a cui vengono sottoposti gli utenti che utilizzano una protesi d’arto superiore, che consentono di capire quali attività della vita quotidiana sono svolte con più o meno facilità ed anche qual è il grado di soddisfazione dell’utente nell’utilizzare la protesi.

Alcuni esempi di questionari sono: Orthotics & Prosthetics User Survey – Upper Extremity Functional Status (OPUS-UEFS), Disability of the Arm, Shoulder and Hand (DASH) questionnaire, ABILHAND questionnaire.

I test di funzionalità di Adam’s Hand

Ad oggi abbiamo programmato lo svolgimento di alcuni test di funzionalità con la nuova versione di Adam’s Hand, ovvero quella che sarà presto lanciata sul mercato europeo.

I test saranno inizialmente svolti dai tester che hanno già utilizzato i prototipi alfa e beta della nostra protesi, e che non vedono l’ora di testare il dispositivo nella sua versione definitiva.

Puntiamo poi ad ampliare l’attività di testing con la collaborazione dei nuovi utenti che utilizzeranno Adam’s Hand e che vorranno contribuire alla valutazione funzionale del dispositivo.

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