In BionIT Labs, crediamo sia essenziale diffondere consapevolezza su quanti e quali siano gli step che le persone con una differenza d’arto devono affrontare durante il loro percorso clinico. Questo vale sia per chi presenta una differenza d’arto congenita, sia per coloro che devono sottoporsi a un intervento di amputazione.
L’amputazione, sia come intervento pianificato per ragioni mediche che in seguito a un trauma, è una decisione complessa, carica di dubbi e incertezze. Per questo, ci impegniamo a fornire informazioni precise, supportate dal parere di esperti, per accompagnare chi affronta questa realtà.
Nella fase pre-operatoria, le principali preoccupazioni riguardano solitamente lo svolgimento dell’intervento, le conseguenze a breve e lungo termine, e l’impatto che l’amputazione avrà sulla vita quotidiana, sulle relazioni personali e il lavoro.
Nel post-operatorio, le incertezze si spostano principalmente sulla gestione del dolore fantasma, delle cicatrici e del percorso di riabilitazione. L’impatto emotivo può essere forte, con ansie legate all’accettazione del proprio corpo e alle nuove dinamiche sociali. Anche la scelta della protesi rappresenta un’incognita, con dubbi su quale sia la più adatta e su come influenzerà il recupero.
Questo articolo inaugura una serie dedicata a queste tematiche, esplorando ogni fase del percorso, con l’obiettivo di fornire risposte utili per gli utenti e le loro famiglie.
Per arricchire la nostra analisi, abbiamo avuto l’onore di coinvolgere il Porf. Alexander Gardetto, chirurgo plastico di fama internazionale e membro della nostra Scientific Advisory Board. Il Dott. Gardetto è un esperto riconosciuto in chirurgia ricostruttiva, con una particolare specializzazione nella chirurgia della mano e nel trattamento di tumori e ferite da trauma.
Insieme a lui affronteremo alcune delle domande più comuni legate all’intervento di amputazione, alla gestione del dolore post-operatorio e all’impatto emotivo di vivere con una disabilità.
In cosa consisterà la procedura di amputazione d’arto?
L’amputazione di un arto è una procedura chirurgica complessa, spesso necessaria per salvaguardare la vita del paziente in seguito a condizioni mediche critiche o traumi gravi. Sebbene si cerchi sempre di preservare l’arto quando possibile, ci sono situazioni in cui l’amputazione diventa inevitabile.
Si tratta di una decisione che ha un impatto profondo, non solo fisico, ma anche emotivo: influenza la quotidianità e anche il modo in cui la persona vive le relazioni sociali.
L’intervento chirurgico varia notevolmente in base al livello di amputazione e alla tecnica utilizzata, che può includere amputazioni trans-tibiali, trans-femorali o disarticolazioni a livello del ginocchio per gli arti inferiori, oppure amputazioni trans-radiali, trans-omerali o disarticolazioni a livello del polso o del gomito per gli arti superiori. La durata dell’operazione può variare da 1 a 3 ore nei casi di amputazioni minori, mentre per interventi più complessi si possono raggiungere le 6 ore. L’intervento viene eseguito sotto anestesia generale o loco-regionale, una scelta che dipende dalle condizioni cliniche del paziente e dalla valutazione dell’équipe anestesiologica.
Anche il periodo di degenza ospedaliera, che generalmente varia da 1 a 7 giorni, e il recupero post-operatorio, che può prolungarsi fino a 6 mesi nei casi di amputazioni maggiori, dipendono dalla complessità del caso e dalla possibile insorgenza di complicazioni.
Un aspetto cruciale è il periodo successivo all’intervento. Qui si lavora su più fronti: la gestione del dolore, la guarigione del moncone e l’avvio di un percorso di riabilitazione personalizzato. Questo è il momento in cui si gettano le basi per il futuro utilizzo di una protesi e, più in generale, per aiutare la persona a ritrovare sicurezza e autonomia nelle attività quotidiane.
In questo contesto, tecniche avanzate come la Targeted Sensory Reinnervation (TSR), che personalmente applico nel 100 % dei casi, rivestono un ruolo fondamentale.
Questa tecnica consente di reindirizzare i nervi recisi verso nervi sensoriali sani, facilitando una migliore integrazione con le protesi avanzate. Questa procedura non solo migliora il controllo delle protesi, ma rende possibile l’acquisizione di una sensibilità tattile nella protesi stessa. Inoltre, si è dimostrata altamente efficace nel ridurre il dolore da arto fantasma, una delle problematiche più complesse e debilitanti per i pazienti amputati.
Grazie a tali innovazioni, è possibile offrire ai pazienti una prospettiva più positiva, migliorando sia la qualità della vita che il percorso di riabilitazione. L’obiettivo finale è garantire che l’intero processo, dall’intervento chirurgico alla riabilitazione, risulti il più efficace, personalizzato e sereno possibile.
Quali tipi di dolore potrei avere e come gestirli?
Dopo un’amputazione, è del tutto normale sperimentare diverse tipologie di dolore, ma ci sono molte strategie efficaci per affrontarlo.
Parliamo, ad esempio, del dolore da ferita che è localizzato nell’area della lesione e tende a diminuire e scomparire con il processo di guarigione dei tessuti.
Poi c’è il dolore del moncone, che è spesso legato a infiammazioni, pressione o cicatrici. Qui possono aiutare terapie fisiche, massaggi mirati o anche rivestimenti specifici che alleviano il disagio.
Il dolore da neuroma, invece, si verifica in corrispondenza di cluster nervosi formatisi all’estremità di un nervo lesionato o reciso. In questa condizione, le fibre nervose crescono in modo disorganizzato verso il vuoto, formando un neuroma che è spesso localizzato in un punto preciso e intensamente doloroso. La pressione o il contatto su questa area provoca dolori lancinanti ed estremamente debilitanti.
E infine, una delle condizioni più complesse da affrontare è il dolore da arto fantasma e/o la sensazione dell’arto fantasma che rappresenta una condizione comune dopo un’amputazione. È quel fenomeno in cui il cervello continua a percepire l’arto amputato come se fosse ancora presente. Questo tipo di dolore è spesso descritto come una morsa opprimente e può davvero avere un impatto significativo sulla qualità della vita. Questo tipo di dolore si manifesta in una parte del corpo non più presente, con i pazienti che continuano a percepire l’arto amputato, inclusi dettagli come la sua lunghezza, circonferenza o persino una postura specifica. La causa principale è l’assenza di informazioni coerenti nella corteccia sensoriale del cervello, che continua a elaborare segnali non aggiornati.
Per fortuna, la ricerca scientifica sta portando a innovazioni straordinarie in questo settore. Le ricerche di David Julius e Ardem Patapoutian, vincitori del Premio Nobel per la Medicina 2021, ci hanno aiutato a capire meglio come il nostro sistema nervoso percepisce e risponde agli stimoli tattili. Questo ha aperto la strada a trattamenti innovativi per i dolori neuropatici, incluso quello dell’arto fantasma.
Nel mio team, abbiamo preso ispirazione proprio da queste scoperte per sviluppare la tecnica Targeted Sensory Reinnervation (TSR). È un approccio che reindirizza i nervi residui verso nuove aree dell’arto, ad esempio collegando i nervi delle dita amputate all’avambraccio.
Il paziente disegna la mano così come la percepisce nel suo avambraccio.
Questo non solo riduce drasticamente il dolore fantasma, ma consente al cervello di ricevere segnali più coerenti, migliorando così la percezione e l’integrazione delle protesi nella mappa sensoriale del paziente. In più, questa tecnica crea una base perfetta per utilizzare protesi mioelettriche avanzate, come Adam’s Hand.
Un esempio perfettamente rappresentativo di quanto descritto è il caso di Riccardo Cardani, atleta della nazionale paralimpica di Snowboard cross e mio paziente nel 2023. Riccardo ha perso l’uso del braccio destro 16 anni fa a seguito di un grave incidente stradale, un evento che avrebbe potuto segnare profondamente la sua vita. Tuttavia, ha trasformato quella sfida in una motivazione per raggiungere traguardi straordinari.
Nel corso del tempo, Riccardo ha preso una decisione cruciale: amputare la mano, spinto da diversi motivi, tra cui la sindrome dell’arto fantasma e il desiderio di utilizzare una protesi che potesse migliorare la sua quotidianità e le performance atletiche.
Uno dei suoi obiettivi principali è arrivare alle Paralimpiadi di Milano-Cortina 2026 al massimo delle sue potenzialità.
Grazie alla tecnica TSR, Riccardo ha recuperato la sensibilità e ha scelto di utilizzare Adam’s Hand, con la quale ha riacquistato autonomia nello svolgimento delle comuni attività e un prezioso supporto per i suoi allenamenti.
Ovviamente, ogni paziente ha una storia e delle esigenze uniche. Per questo adottiamo sempre un approccio personalizzato, con l’obiettivo di restituire a ciascuno benessere, indipendenza e una qualità della vita che permetta loro di guardare al futuro con fiducia e determinazione.
Quali sono i rischi e le possibili complicazioni dell'intervento chirurgico?
L’amputazione, come ogni intervento chirurgico, comporta dei rischi, ma ciò che conta è che il paziente sia pienamente informato. Comprendere questi aspetti aiuta ad affrontare il percorso con più consapevolezza e fiducia nel team medico.
Tra i rischi principali ci sono le infezioni, che possono verificarsi nella sede chirurgica. Tuttavia, con pratiche di sterilizzazione rigorose, antibiotici preventivi e una buona cura del moncone, queste complicazioni si riducono drasticamente. Poi c’è la guarigione del moncone: in alcuni casi, cicatrici spesse o irregolarità nel profilo del moncone possono creare problemi con l’adattamento della protesi, causando disagio. Per fortuna, ci sono diverse soluzioni, dalle terapie locali ai massaggi, fino a piccoli interventi correttivi, se necessari.
Non dimentichiamo i rischi legati all’anestesia, come cali di pressione o aritmie. Anche in questo caso, il monitoraggio continuo durante e dopo l’intervento è fondamentale. E poi c’è il dolore, un aspetto che merita particolare attenzione. La formazione di neuromi, cioè piccoli noduli dolorosi sui nervi recisi, è una possibilità, così come la sindrome dell’arto fantasma. Fortunatamente, esistono tecniche avanzate, come la TSR, che possono alleviare questi disagi.
Preparare il paziente non significa solo discutere dei rischi. È un percorso completo, che va dal supporto emotivo fino al follow-up post-operatorio, per garantire un recupero ottimale.
Come l'amputazione influenzerà la mia vita quotidiana?
L’amputazione ha sicuramente un impatto importante sulla vita di una persona, ma ogni caso è diverso. Molto dipende dal tipo di amputazione, dallo stato di salute generale e dalle risorse disponibili. La fase post-operatoria è cruciale: è il momento in cui si comincia davvero a riorganizzare la propria vita intorno a questa nuova realtà.
Se si decide di usare una protesi, la riabilitazione gioca un ruolo fondamentale. Il percorso di recupero comprende esercizi di mobilità, ergoterapia e fisioterapia, che sono essenziali per riprendere la capacità di manipolare oggetti. Lavorare su dita come il pollice, l’indice e il medio è particolarmente importante, perché sono quelle più coinvolte nei movimenti di presa.
La buona notizia è che molte persone riescono a tornare a fare gran parte delle attività che facevano prima dell’amputazione, sia nel lavoro che nel tempo libero. Un aspetto che fa davvero la differenza è il feedback continuo tra paziente e professionisti: in questo modo, il trattamento può essere sempre adattato alle necessità specifiche, garantendo un recupero graduale e personalizzato.
L’uso di protesi avanzate come Adam’s Hand, per esempio, può far sì che il paziente recuperi rapidamente indipendenza e funzionalità. Inoltre, interventi come la TSR possono migliorare la percezione tattile, restituendo al paziente non solo la funzionalità, ma anche quella sicurezza e fiducia fondamentali per affrontare la quotidianità con serenità.
Come affrontare questo intervento e quale sarà l'impatto emotivo?
Questa è senza dubbio una sfida complessa, ma con il giusto supporto, è possibile adattarsi e continuare a vivere una vita piena e soddisfacente. Tecniche come la TSR sono fondamentali nel ridurre il carico emotivo legato all’intervento, offrendo nuove possibilità di recupero.
Ho avuto il privilegio di seguire diversi pazienti che sono riusciti a riprendere pienamente le loro attività, sia sportive che professionali, ritrovando una qualità di vita straordinaria. Ogni individuo, con l’approccio giusto, può davvero trovare un equilibrio, riuscendo a coniugare la propria vita personale e professionale in modo soddisfacente.
Per affrontare l’intervento con maggiore serenità, è cruciale informarsi e confrontarsi con il medico. Ma non solo: creare una rete di supporto con professionisti, familiari e amici è altrettanto importante per favorire un recupero efficace e sereno.
L’amputazione, naturalmente, può influire anche sulle relazioni sociali e sull’immagine di sé. È normale vivere momenti di ansia, tristezza o frustrazione, soprattutto nelle fasi iniziali del recupero. In quei periodi, il supporto psicologico o il contatto con gruppi di sostegno possono davvero fare la differenza, creando uno spazio sicuro dove condividere esperienze e ricevere consigli utili. E oggi esistono anche molte associazioni e risorse online che forniscono il supporto necessario per affrontare al meglio il percorso post-operatorio.
Un altro aspetto che aiuta moltissimo nel recupero è l’utilizzo di una protesi. Grazie ai progressi nella chirurgia e nelle tecnologie biomediche, oggi le persone hanno accesso a soluzioni sempre più avanzate, che consentono non solo di recuperare la mobilità fisica, ma anche di supportare il benessere emotivo, regalando maggiore autonomia e libertà di movimento. Affrontare un’amputazione, oggi, è più gestibile che mai.
Conclusione
Ci auguriamo che questa serie di articoli fornisca informazioni e supporto a chi vive con una differenza d’arto o si prepara a un intervento di amputazione.
I dubbi espressi in questa sede, sebbene comuni e del tutto naturali, richiedono un approccio sensibile e informato da parte di tutte le professionalità coinvolte, che devono essere in grado di rispondere a domande specifiche, fornire supporto psicologico e offrire risorse utili per facilitare il percorso dell’utente verso una completa riabilitazione.
Hai altre domande per noi o per il professor Gardetto? Scrivici a info@bionitlabs.com, faremo il massimo per offrirti supporto e/o metterti in contatto con professionisti del settore che possano supportarti nel tuo percorso.
Nel prossimo articolo approfondiremo il tema della riabilitazione post-amputazione: come affrontarla al meglio, quali esercizi possono aiutare, e come richiedere supporto professionale e emotivo per un recupero completo. Continua a seguirci per scoprire di più!
Prof. Gardetto
Il Prof. Alexander Gardetto è fondatore e direttore della Clinica Brixsana di Bressanone (Italia) dal 2016, dove è anche responsabile del Dipartimento di Chirurgia Plastica, Estetica e Ricostruttiva della Mano. Inoltre, dirige il Centro di Competenza per le Protesi Bioniche della Clinica Brixsana ed è stato Professore Aggiunto di Chirurgia Plastica presso l’Ospedale Universitario di Padova (Italia).
Autore principale o coautore di numerose pubblicazioni scientifiche, il Prof. Gardetto ha scritto vari capitoli di libri trattando argomenti legati alla chirurgia del volto, della mano e del tronco.
Nel corso della sua carriera, ha innovato la chirurgia ricostruttiva, descrivendo nuove opzioni per il trattamento dei difetti dei tessuti molli di viso e mano, oggi adottate come standard in chirurgia. La sua ricerca scientifica gli ha permesso di ottenere una descrizione precisa degli strati dei tessuti molli del viso, fondamentale per numerosi interventi ricostruttivi ed estetici.
Dal 2014, il Prof. Gardetto considera il suo lavoro sul trattamento e la prevenzione del dolore da arto fantasma e neuroma nei pazienti con amputazioni degli arti superiori e inferiori come uno degli aspetti più rilevanti della sua carriera scientifica.