Affrontare un’amputazione d’arto superiore è un evento che comporta sfide emotive, fisiche e psicologiche. Dopo l’intervento, è normale sentirsi spaesati e chiedersi come tornare a essere indipendenti e riprendere a svolgere le attività quotidiane.
La sopraggiunta impossibilità di compiere azioni che richiedono entrambe le mani — che un tempo erano normali, automatiche — può apparire scoraggiante. La perdita della sensibilità tattile e della propriocezione, unita all’impossibilità di vedere la propria mano, amplifica l’impatto emotivo.
La buona notizia? Non sei solo. Un’équipe multidisciplinare — fisiatri, terapisti occupazionali, protesisti, fisioterapisti e counselor — è a tua disposizione, nelle opportune sedi cliniche, per offrirti supporto e orientamento in ogni fase del recupero.
In BionIT Labs, ci impegniamo a diffondere consapevolezza sull’intero percorso clinico che devono affrontare le persone con differenza d’arto.
La nostra esplorazione di questo tema è iniziata con un articolo realizzato in collaborazione con il professor Alexander Gardetto, chirurgo di mano di fama mondiale e membro della nostra Scientific Advisory Board dove abbiamo trattato delle fasi pre- e post-operatorie, answering the most frequently asked questions from patients who are preparing for — or are recovering from — limb loss.
Oggi, invece, ci focalizziamo sulla riabilitazione. In questa guida scoprirai:
- Come avviare il percorso riabilitativo
- Gli esercizi fondamentali per favorire il recupero
- Il ruolo delle protesi nel ritrovare funzionalità e autonomia
Quest’articolo si basa sull’esperienza di Diane Atkins, terapista occupazionale di caratura internazionale, specializzata nella riabilitazione di pazienti con amputazione.
La mano è sia strumento sensoriale sia mezzo di comunicazione. Ogni perdita compromette la produttività e il senso di completezza. Ognuno elabora questa mancanza attraverso il proprio vissuto, la personalità, la fase di vita e il supporto sociale
Sia che tu stia valutando di utilizzare una protesi mioelettrica, sia che tu sia alla ricerca di consigli per la cura dell’arto residuo o tecniche mono-manuali per svolgere le attività quotidiane, qui troverai spunti pratici e indicazioni utili.
La riabilitazione non è solo recupero fisico, ma un percorso di adattamento, riscoperta di sé e rinforzo della fiducia in te stesso.
Come si svolge la valutazione iniziale con il team di riabilitazione?
Un programma di terapia pre-protesica dovrebbe iniziare non appena le suture vengono rimosse e si raggiunge la stabilità clinica, fattori che dipendono dall’entità della lesione e dalle condizioni mediche associate.
Durante la valutazione iniziale condotta dal team di specialisti, ti verrà proposta un’analisi approfondita e personalizzata, volta a comprendere la tua situazione e le tue esigenze specifiche.
Il team inizierà discutendo come e quando hai perso l’arto, informazioni fondamentali per contestualizzare la tua storia clinica e pianificare il percorso riabilitativo. Verranno raccolti dati demografici (età, mano dominante) e informazioni su eventuali patologie concomitanti che potrebbero influire sul trattamento.
Si valuterà il tuo attuale livello di autonomia per definire il punto di partenza della terapia. Verranno quindi misurate la flessibilità articolare e la forza muscolare di entrambi gli arti superiori, con particolare attenzione al lato amputato. Si esamineranno con cura la conformazione e l’integrità cutanea dell’arto residuo, aspetti cruciali per la pianificazione e la cura della futura protesi.
Un altro momento importante della valutazione sarà dedicato alle sensazioni che potresti avvertire, come la sindrome dell’arto fantasma o il dolore localizzato sull’arto residuo. Ogni elemento verrà preso in considerazione dettagliatamente dal team, che ti fornirà tutte le informazioni necessarie su come procedere.
Oltre agli elementi clinici, si analizzeranno le tue attività lavorative, i tuoi hobby e i tuoi interessi, in modo da definire obiettivi riabilitativi in linea con il tuo stile di vita.
Verranno inoltre considerate le caratteristiche del tuo ambiente domestico e la presenza di una rete di supporto familiare, fattori che possono influenzare significativamente il tuo progresso riabilitativo.
Se hai già avuto esperienze con dispositivi protesici, il team le esaminerà insieme a te, incoraggiandoti a porre domande e a condividere dubbi. Infine, concorderete gli obiettivi e le aspettative riguardo all’uso della protesi, garantendo un programma riabilitativo su misura per ottenere i migliori risultati possibili.
Cosa posso aspettarmi dal mio percorso di terapia occupazionale o fisioterapia per preparare l’arto all'installazione di una protesi?
Si tratta di una fase cruciale della terapia pre-protesica. La riduzione del volume dell’arto residuo e la sua modellazione viene in genere ottenuta mediante bendaggio a otto, nonché mediante applicazione di bendaggi tubolari. Ridurre l’edema il più possibile e modellare l’arto residuo prima di eseguire il calco per la protesi è fortemente auspicabile così da favorire una buona circolazione e una protesizzazione efficace. La compressione dell’arto residuo contribuisce inoltre ad alleviare parte del dolore associato all’amputazione.
Spesso l’arto residuo è ipersensibile e risulta sgradevole al tatto. Si introducono diversi stimoli sensoriali applicando tessuti di varie trame sulla pelle, utilizzando vibrazioni, massaggi delicati e tecniche di tapping per abituare gradualmente l’area.
Durante il percorso riabilitativo può rendersi necessario un trattamento per il dolore fantasma, che può includere terapia speculare, Graded Motor Imagery e realtà virtuale. La terapia speculare, ormai ampiamente riconosciuta, usa uno specchio per creare l’illusione del movimento dell’arto mancante, contribuendo a ridurre il dolore fantasma e a migliorare il controllo motorio.
Quando le ferite sono sufficientemente rimarginate, si può iniziare con massaggi delicati. È però necessario prestare particolare attenzione sulle aree con innesti cutanei, poiché guariscono molto più lentamente.
Se autorizzato dal chirurgo, è essenziale muovere tutte le articolazioni in tutti i gradi di libertà. Mantenere attive le articolazioni di spalla, gomito e avambraccio è fondamentale sia per il controllo della protesi sia per massimizzarne le potenzialità funzionali. È utile esercitarsi più volte al giorno con movimenti di flessione-estensione, abduzione e adduzione e movimenti verso la parte posteriore.
L’aumento della forza degli arti superiori può accompagnare gli esercizi di mobilità articolare. Possono essere impiegati esercizi con resistenza attiva fornita dal terapista oppure con pesetti (polsini e cavigliere) applicati all’arto residuo.
L’arto residuo va lavato quotidianamente con sapone neutro e acqua tiepida, risciacquato abbondantemente e asciugato tamponando con un asciugamano. Questo non solo garantisce una buona igiene, ma offre anche un’ulteriore stimolazione sensoriale, aiutando il paziente a familiarizzare con i cambiamenti del proprio corpo.
È molto comune che chi ha subito un’amputazione perda l’autonomia nello svolgimento delle attività quotidiane. Se è stato amputato l’arto dominante, è importante proporre attività per il cambio di dominanza e introdurre dispositivi assistivi per l’uso a una sola mano. In commercio esistono molti ausili economici reperibili anche online. Favorire l’autonomia è un elemento chiave della riabilitazione.
Con l’evoluzione delle protesi a controllo mioelettrico, i test e l’allenamento dei muscoli residui sono obiettivi principali della terapia pre-protesica. L’intervento mira a identificare, educare e addestrare il paziente all’uso corretto di specifiche bande muscolari per attivare e svolgere le funzioni di base della protesi mioelettrica. Occorrono competenze specialistiche di terapisti e protesisti per individuare il miglior posizionamento degli elettrodi e il sistema di controllo più efficiente in base alle capacità e ai bisogni di ciascun paziente. Una stretta collaborazione tra terapista e protesista è fondamentale per garantire un esito positivo.
Sebbene molta attenzione sia rivolta ai progressi delle protesi elettriche di ultima generazione, esiste ancora una forte esigenza di protesi a comando corporeo. Queste soluzioni, robuste e adatte a impieghi gravosi, sono indicate in ambienti con esposizione ad acqua, sporco, macchinari, temperature estreme e in professioni come agricoltura e allevamento.
Qual è la durata tipica della riabilitazione fisioterapica dopo un’amputazione dell’arto superiore e quali interventi si possono adottare per accelerare il processo di recupero?
Il programma di terapia pre-protesica può avere una durata variabile, a seconda del tipo e dell’entità della lesione. Le lesioni da ustione, per esempio, richiedono tempi più lunghi in virtù dei molteplici interventi di innesto cutaneo necessari e dei tempi di guarigione estesi. Le lesioni da schiacciamento, invece, possono coinvolgere ossa e tessuti molli circostanti, comportando anch’esse tempi di guarigione prolungati. Se è presente un intenso dolore fantasma, ciò ritarderà ulteriormente l’applicazione della protesi.
In generale, tuttavia, le fasi di modellazione pre-protesica, di recupero dell’escursione articolare e di desensibilizzazione di un programma pre-protesico richiedono circa 3-4 settimane. La chiave per accelerare il processo di applicazione di una protesi è iniziare il programma pre-protesico non appena vengono rimosse le suture, partecipare alle sedute di terapia secondo le prescrizioni e seguire con costanza un programma di esercizi domiciliare.
Quali strumenti o dispositivi adattivi possono rivelarsi utili nella fase post-operatoria?
Dopo un’amputazione d’arto superiore, anche le attività quotidiane possono improvvisamente risultare impegnative. Fortunatamente esiste un’ampia gamma di ausili progettati per restituire autonomia e semplificare i gesti di ogni giorno.
Molti di questi dispositivi sono facilmente reperibili online e possono supportarti nel recupero, aiutandoti a recuperare il controllo della tua vita quotidiana:
- Gancio per bottoni – facilita l’allacciamento di bottoni su camicie e pantaloni.
- Lacci elastici o scarpe senza lacci – eliminano la necessità di allacciare i lacci, semplificando l’atto di vestirsi.
- Supporto per asciugacapelli – libera le mani mentre si asciugano o si acconciano i capelli.
- Tagliere monomanuale – dotato di spuntoni stabilizzanti o ventose per mantenere il cibo fermo durante il taglio.
- Apriscatole hands-free – consente di aprire le lattine senza doverle afferrare o ruotare.
- Guanto per la pulizia – utile per l’igiene personale quando tenere un panno non è pratico.
- Tagliaunghie e spazzola per unghie monomanuali – permettono di curare le mani in completa autonomia.
- Dispenser per dentifricio – rende più agevole l’applicazione del dentifricio con una sola mano.
- Pelaverdure elettrico – riduce lo sforzo e aumenta la sicurezza durante la preparazione dei pasti.
- Presina monomanuale – mantiene stabili pentole e padelle mentre si cucina o si serve.
- Tappetino antiscivolo Dycem – offre una superficie sicura che impedisce agli oggetti di scivolare.
- Dispenser doccia hands-free – facilita l’accesso a sapone e shampoo durante il bagno.
- Forbici a molla monomanuali – si riaprono automaticamente dopo ogni taglio, richiedendo meno coordinazione e forza.
Quali risorse online possono essermi di supporto in questa fase?
Un ottimo punto di partenza è il canale YouTube della comunità non profit Enhancing Skills for Life, pensato per offrire eventi, programmi, risorse e supporto tra pari alle persone con amputazione bilaterale o con perdite di arto più estese. Il canale propone consigli pratici, video-tutorial ed esperienze reali che possono dare forza e fiducia durante l’adattamento alla vita dopo la perdita di un arto superiore.
Conclusioni
L’intero percorso riabilitativo dopo la perdita di un arto superiore è lungo. Nei prossimi articoli sul nostro Blog approfondiremo il processo di training all’uso di una protesi. Intervenire rapidamente e far sì che il paziente inizi ad utilizzarle quanto prima è fondamentale per ottenere risultati funzionali soddisfacenti.
La riabilitazione non può dirsi conclusa finché non si sia raggiunta una condizione di vita stabile e indipendente, con un completo reinserimento sociale e lavorativo.
Le potenzialità di chi ha subito una perdita d’arto superiore sono illimitate: non dipendono soltanto dalla qualità della protesi, dalle cure mediche o dalla terapia, ma dall’armonia con cui questi elementi lavorano insieme. La motivazione e il desiderio di indipendenza del paziente sono forse l’ingrediente più importante da coltivare e rafforzare. L’impatto del team di riabilitazione in questa fase cruciale del recupero è inestimabile e accompagnerà il singolo per tutta la vita.
Hai altre domande per noi o per la Prof. Diane Atkins? Scrivici a info@bionitlabs.com, faremo il massimo per offrirti supporto e/o metterti in contatto con professionisti del settore che possano supportarti nel tuo percorso.
Non perdere il nostro prossimo articolo, in cui esploreremo a fondo il mondo della protesizzazione e ti sveleremo strategie pratiche per integrare queste soluzioni nella quotidianità con semplicità e sicurezza.
Diane Atkins
Diane Atkins è un’ergoterapista di fama mondiale specializzata nella riabilitazione di pazienti con amputazione, con un’esperienza che vanta oltre 2.000 pazienti trattati. In qualità di Assistant Professor presso la Baylor College of Medicine, ha partecipato a progetti di ricerca finanziati da NIH, VA e NASA.
Ha tenuto conferenze internazionali su valutazione, trattamento e risultati per persone con perdita unilaterale o bilaterale dell’arto superiore. Su richiesta del Chirurgo Generale degli Stati Uniti, ha formato squadre di riabilitazione militari prima dei conflitti in Iraq e Afghanistan.
Diane ha co-curato due manuali sull’assistenza in caso di amputazione dell’arto superiore e ha pubblicato numerosi articoli peer-reviewed. Ha contribuito con un capitolo a Bionic Limb Reconstruction (2020) ed è Fellow dell’International Society of Prosthetics and Orthotics.
Ha ricevuto la nomina come membro del Panel Consultivo del National Limb Loss and Preservation Registry, sostenuto da NIH e DOD.
Attualmente è consulente protesico per Paradigm Catastrophic Case Managemente per il Center for Amputation Reconstruction della NYU. Ha diretto un progetto di ricerca pionieristico che confronta gli esiti tra protesi avanzate e trapianti di mano ed è co-autrice di due articoli sulla perdita parziale della mano.